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  • Fanòi, anima mistica e sensuale della terra

    Sullo sfondo di questo vino, nel più intimo dei suoi sensi, ancora intorno alla stagione che lo determina, ci sono i fuochi: il torpore dell’inverno che sta per ritirarsi nelle sue stanze, esattamente un istante prima che la primavera abbia inizio. In primo piano: le memorie che si sprigionano da quei fuochi. Scintille di tempo – peculiarmente umano – che innesca il cinematografo dei ricordi. Lì, nella sfida delle immagini che si avvallano dentro ognuno di noi, spinge il suo calore il Primitivo Fanòi.

    Dove inizia un certo sud del mondo, a Sava, come la postilla al margine di una lettera segreta, si srotolano i vitigni che esprimono questo vino dedicato all’orditura incessante dei mesi freddi, fissati nello splendore della fiamma di un camino o di un grande falò rituale. Il fuoco vivo, uno spazio assoluto, si direbbe. Fatto proprio di una natura, quell’appassionato riverbero, che consuma se stessa fino in fondo per rigenerarsi di nuovo, come il cerchio della rima e delle vite tramandate di padre in figlio, stagione dopo stagione.

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  • La voce del vino protetta dal “Tappo Bio”

    C’è qualcosa di ostinatamente fastidioso nell’involontario difetto che pregiudica l’esito di un procedimento lento e meticoloso. Potremmo paragonarlo alla nota che il soprano stecca durante un virtuosismo apparentemente collaudato attraverso una disciplina regolarmente applicata al dono della voce, in definitiva uno strumento. Simili “steccate” – prendiamo in prestito questo modo di dire dal mondo della musica – se riportate alla dimensione del vino, vengono dette “sentori di difetti”. Il più noto è il cosiddetto “sentore di tappo” di cui il principale responsabile è un fungo, un parassita della quercia da sughero. Prima di aprire una bottiglia, così come prima dell’inizio di un concerto, è impossibile sapere se il vino prenderà una “steccata”  atterrando su una nota ( per così dire ) distorta e che l’olfatto – alla stregua dell’udito raffinato – è in grado di cogliere immediatamente. La conseguenza è un concerto di equilibri rovinati, da qui la necessità di un metodo in grado di arginare il danneggiamento irreversibile della “voce” del vino.

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