Rohesia

C’è un sentire precedente ad ogni passo, potremmo definirlo con la parola istinto, ma è più ancestrale, qualcosa che sperimentiamo prima o poi: ed è  un conoscersi che anticipa un certo tipo di incontro. Quell’incontro che rende la realtà policroma, getta colore sulla tela chiara, affonda materia viva dentro la terra antica, in attesa di rigenerarsi per esprimere qualcosa di nuovo.

Con questa energia propulsiva, irriverente, sontuosa, sulla pagina bianca di un mondo monocromatico sboccia Rohesia, il Rosato, Negroamaro e Brut. Il carattere di questo vino, nato dai migliori vigneti di Negroamaro, è dominato da una nota in levare: un’eleganza ricca di sfumature vivaci, proprio come i cieli rosa della sera. Quei cieli spremuti nei versi degli stornelli tramandati per generazioni tra i filari, quel colore che era considerato di buon auspicio per l’attesa del giorno nuovo, del tempo seguente, del domani.

Il rapporto intenso con la sua terra di provenienza è una conferma che sa al contempo racchiudere le variabili di ogni annata. Credevate di aver desiderato tutto sino al primo sorso. Il progetto Rohesia punta a sconfinare per portare lontano il significato storico di un vino araldo del territorio.

CLASSIFICAZIONE I.G.T. Salento.
UVE Negroamaro.
ZONA DI PRODUZIONE Guagnano (Le).
ALLEVAMENTO Spalliera (cordone speronato).
EPOCA DI VENDEMMIA Seconda metà di settembre.
MACERAZIONE Per oltre 24 ore.
VINIFICAZIONE Fermentazione in acciaio a 14-15°C.
AFFINAMENTO Sur lies per circa 4 mesi.
INVECCHIAMENTO Da bere subito o conservare per 2-3 anni.
SERVIRE A 11°C.

Note di degustazione

COLORE: Rosa cerasuolo intenso

NASO: Intenso e persistente. Sentori di frutta a bacca rossa, fragola, melograna, ciliegia. Naso complesso nel quale compare anche la pietra focaia

PALATO: Rotondo, possente, altero. Un vino di notevole persistenza gusto olfattiva. Potente ma di grande freschezza e sapidità

Wine Art

Il saggio “Punto, linea e superficie” ispira le etichette di Rohesia e Alticelli.

Una fustella disegnata da una linea, che come dice Kandinsky, è la traccia lasciata dal punto in movimento, quindi dinamica, definita addirittura “Lirica” perché curva.

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